武館 WU KUAN
SCUOLA KUNG FU TRADIZIONALE CINESE

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La storia del Kung Fu Cinese (Kuo Shu)

 

 

La Cina, culla indiscussa di una delle civiltà più antiche ed importanti, sin dall’era preistorica e proto-storica ha mostrato grande dinamismo anche in campo marziale e militare. Forme di lotta a mano nuda, ritrovamenti di antichissime armi bianche come asce, alabarde e spade, rappresentano solo una parte di un apparato marziale poderoso, organizzato ed efficiente.

Il Kung Fu è un grande sistema comprensivo di tutte le Arti Marziali Cinesi, combina le tecniche di auto-difesa e di mantenimento della salute che derivano sia dall’esperienza civile delle fasce contadine e borghesi che da quella militare.

Storici ed archeologi stimano che il Kung Fu cinese possa essere fatta risalire alla società primordiale. In epoca preistorica, graffiti e dipinti della valle del Fiume Giallo mostrano genti che utilizzano bastoni di varia forma e lunghezza per combattere contro bestie feroci e per cacciare. I ritrovamenti indicano che a poco a poco alcuni cacciatori-guerrieri hanno accumulato esperienza di caccia e di autodifesa nei confronti di gruppi rivali. Le antiche civiltà precedenti alla dinastia Shang, in maniera pare unica ed originale, incominciarono a codificare metodologie di lotta a mano nuda e tecniche prestabilite per l’utilizzo delle armi, basandosi sulle esperienze di caccia, sull’osservazione dei combattimenti tra gli animali, sulla necessità di difendere la propria famiglia ed il territorio del clan. Gli antichi storici elencano gli armamenti  da guerra cinesi dell’epoca del “mitico Imperatore Giallo” Huan Ti (precedentemente al 2690 A.C.). Carri da guerra, cavalleria pesante e leggera, fanti armati di lance, alabarde, spade a doppio taglio si affiancano a lottatori di Ch’I Yu Hsi, una antichissima forma di combattimento corpo a corpo, già raffigurata in manufatti del 3000 A.C.

I ricercatori oggi affermano che molto prima dell’edificazione del Tempio di Shaolin il Kung Fu esisteva già.

Durante le dinastie Shang e Zhou (17 ° secolo A.C.-221 A.C.), accurate cronache descrivono l’evoluzione delle arti marziali, a livello popolare e delle classi commercianti come forma di danza per la salute e l’autodifesa, in ambito militare furono utilizzate in maniera codificata  per addestrare i soldati ed ispirare il loro morale. Durante la dinastia Zhou le arti marziali vennero designate come componente della formazione della borghesia commerciante e dei nobili. L'applicazione sul campo di battaglia di tecniche di lotta corpo a corpo, di pugno e calcio, di immobilizzazione richiamò una grande attenzione da parte di un numero crescente Stati sovrani. Fu questo un periodo storico caratterizzato da guerre ed aspre contese militari, tuttavia contemporaneamente prese vita un intenso fervore culturale.  Vissero infatti grandi pensatori come Confucio e Lao Tsu, padre del Taoismo, i grandi generali Sun Tzu e Wu Tzu,  il capo militare e filosofo Mo Ti, forse fondatore ed organizzatore dei gruppi militari denominati “Cavalieri Erranti”. Il periodo degli Stati Combattenti (V-III secolo A.C.) fu contrassegnato da violente contese tra Stati egemoni e da conseguenti ed improvvisi mutamenti sociali. I Cavalieri Erranti (Hu Hsie), secondo alcuni storici cinesi, furono abili combattenti riuniti in gruppi e clan militari indipendenti, dotati di elevata capacità nell’organizzare e disciplinare gli eserciti, caratterizzati da elevata disciplina e rigore morale originati dalla fusione tra arti marziali, pensiero confuciano e filosofia taoista. Nel periodo di primavera e autunno le cronache descrivono come l’imperatore tenesse gare di lotta ogni anno, rispettivamente in primavera e in autunno, in modo da selezionare eccellenti praticanti di arti marziali, che potevano provenire da ogni ambito sociale. In questo periodo venne raffinata la tecnica dell’utilizzo della spada, maestri armieri perfezionarono le metodiche di forgiatura dei metalli, la spada divenne un simbolo nelle cerimonie e nei rituali.

 La Dinastia Qin (221 A.C. - 207 A.C.), alla quale fu attribuita la costituzione dell’impero Cinese, e la Dinastia Han (202 A.C. - 220 D.C.) diedero grande impulso allo studio della lotta, della scherma,le arti marziali iniziarono ad essere codificate e divulgate anche a livello  popolare . L’”Armata di Terracotta”, probabilmente uno dei più straordinari ritrovamenti archeologici del XX secolo, rappresenta una fonte irripetibile per la conoscenza del costume marziale dell’antica Cina. Le statue di 8000 guerrieri di terracotta, fornite di armature, carri, cavalli, armi, furono poste di guardia alla tomba dell’Imperatore Shi Huang Ti. I guerrieri sono modellati in posizione marziale di combattimento, impugnano con tecnica realistica spade, alabarde, lance, archi e balestre, testimoniando le modalità di utilizzo di questi armamenti. Il susseguirsi di rivolte ed anni di pace condussero all’insediamento della Dinastia Han. Vennero fortemente strutturate le arti marziali a mano nuda, denominate chi ch’iao (abilità, tesoro,talento), shou po (mano che colpisce). Maestri di combattimento a mano nuda iniziarono ad insegnare presso gruppi militari e presso le organizzazioni dei mercanti; un famoso maestro, Kuo I, a cavallo tra il I sec A.C. ed il I sec D.C. organizzò e codificò un’insieme di stili, elaborando il chang shou, forse precursore, secondo alcuni storici contemporanei, degli stili di boxe appartenenti al gruppo Shaolin. La Dinastia Han promuosse in ambito militare l’utilizzo della lancia, sia da parte della cavalleria che della fanteria. Vennero redatti importanti testi e manuali sull’utilizzo di tale arma. La lancia Han divenne talmente popolare da essere utilizzata nelle danze marziali al di fuori dell’addestramento militare. Maturò anche un interesse medico per la pratica delle arti marziali, il celebre medico Hua To elaborò la Danza dei Cinque Animali, basata sull’imitazione e sulla similitudine con i movimenti di lotta degli animali, posti in relazione con i benefici sui segmenti corporei dell’uomo

Successivamente alla Dinastia Han, dal 220 al 280 D.C., nel corso del Periodo dei Tre Regni , le arti marziali vennero notevolmente migliorate e raffinate, molti maestri capi militari entrarono nella leggenda e tra gli eroi nazionali cinesi.

 Tra il  490 D.C. ed il 520 D.C., in base alla datazione degli annali cinesi, venne edificato il famoso Tempio Buddista  di Shaolin, fatto costruire dall’imperatore  Wen Ti sulla spinta della crescente diffusione in Cina del Buddismo. La religione e la filosofia Buddista erano presenti in Cina da diversi secoli e per accogliere i monaci appartenenti alla filosofia Chan (Zen per la lingua Giapponese), venne costruito sulle pendici del Monte Son Shan, nella Provincia dell’Henan, il Tempio della Giovane Foresta (Shaolin Szu), situato non lontano da Loyang, antica capitale Zhou ed Han. Shaolin divenne rapidamente un importante centro per lo studio e la diffusione del Buddismo Chan, tra le sue mura furono ospitati famosi monaci  provenienti dall’ India, letterati, filosofi, intellettuali Cinesi, guerrieri ed abili combattenti attratti dal pensiero Buddista, talora militari ricercati dalle autorità a seguito di avverse fortune sul campo di battaglia. Nel 527 D.C. giunge in Cina Bodhidharma (Ta Mo per la lingua cinese) principe Indiano, medico, monaco Buddista e trascorse un lungo periodo, nel Tempio di Shaolin. A Bodhidharma venne atribuita la creazione del Kung Fu di Shaolin (Shaolin Chuan), tuttavia le ricerche archeologiche moderne e la recente analisi delle fonti letterarie pongono sempre più in discussione tale ipotesi (come pure molto discordante e priva di fondamento storico pare l’influenza ipotizzata di alcuni monaci provenienti dall’Iran sul Kung Fu di Shaolin). Inoltre, alcune opere storicamente attribuite a Bodhidharma, come il “Manuale degli esercizi per i muscoli e i tendini” ed il “Manuale di pugilato”  appartengano ad un periodo ben successivo rispetto a quello in cui visse il monaco Indiano. Come abbiamo visto, quando Bodhidharma giunse al Tempio di Shaolin, il Kung Fu e le sue metodologie di combattimento a mani nude, in Cina esistono già da diversi secoli e probabilmente erano già praticate all’interno dello stesso tempio. Si ritiene che le arti marziali, le tecniche di combattimento introdotte nel tempio da militari, nobili convertiti al Buddismo oppure la semplice necessità dell’autodifesa da parte dei monaci in una regione ed in un periodo storico turbolento, trovarono un innesto spontaneo nell’ideologia Buddista di pieno e vuoto, dove il combattimento è tenuto separato dalla violenza ed  è un’abilità del corpo e della mente, talora necessaria per proteggere la salute dell’uomo, dei più deboli, l’idea di compassione verso gli uomini e verso l’universo. E’ possibile che Bodhidharma introdusse a Shaolin tecniche di preparazione fisica e di respirazione buddista, tuttavia, essendo di stirpe reale, non è da escludere che fosse a conoscenza degli stili di combattimento dell’India.     

Bodhidharma, patriarca del Buddismo Chan

 All’alba della dinastia Tang (618-907 D.C.), la Scuola dei Monaci guerrieri di Shaolin (così viene chiamata nelle fonti storiche), comparve sul campo di battaglia; nel 618 –attesta una iscrizione - un gruppo di Monaci Shaolin, guidati dall’Abate del Tempio Tanzong, aiutarono il giovane imperatore Taizung  ad avere la meglio sulle truppe rivoltose del generale Wang Shilong. Questo gesto valse al Tempio doni, privilegi e dispense imperiali, l’Abate Tanzong fu insignito del titolo di Grande Generale, i monaci vennero nominati “difensori dell’imperatore”, “combattenti legati alla causa suprema della sopravvivenza dello Stato”. Nel XIII, in battaglia, i Monaci Shaolin, innalzarono uno stendardo su cui era scritto: “ in tempi di pericolo ci trasformiamo in generali, una volta compiuta la nostra missione ritorniamo ad essere monaci”.Durante la Dinastia Ming i Monaci Shaolin guadagnarono ulteriore fama guerriera affiancando le truppe imperiali nella guerra contro gli organizzati e violenti pirati giapponesi che dominavano le coste del Fujian. Nel periodo Quing verranno ricordati nelle cronache imperiali come “celebri guerrieri provenienti dal Tempio di Shaolin”. Nella Cina repubblicana il Monaco Shaolin  Henglin mise fine alle violente attività criminali di briganti che terrorizzavano la regione di Denfeng. Persino un grande generale della Cina comunista, Xu Shiyou (1905-1986), era stato Monaco Shaolin dall’età di sette anni ed a Shaolin aveva appreso la pratica delle 18 armi bianche. Alla base dell’abilità guerriera di Shaolin vi era una preparazione fisica e mentale di altissimo livello, un addestramento intenso e giornaliero, il superamento di prove e livelli, una cultura specifica in ambito buddista, medico, letterario, artistico, matematico, agronomico, veterinario .

Nel corso della Dinastia Tang viene introdotto un esame imperiale per valutare praticanti di Kung Fu di alto livello (Maestri), che ricevevano benemerenze dall’imperatore. E’ in questo periodo che le arti marziali cinesi cominciano a svilupparsi in forma autonoma rispetto alla pratica militare, vengono promosse scuole civili che si sviluppano con caratteristiche marzial peculiari e distintive. Il Kung Fu supera i confini della Cina ed i Maestri danno inizio a quel processo di divulgazione che influenzerà la nascita della maggior parte delle arti marziali asiatiche (Ju Jitsu, Karate, Kendo, Kiudo, Thai Box, Viet Vo Dao, Tae Kwan Do eccetera. A partire dalla Dinastia Tang iniziarono ad essere codificati stili Shaolin, all’interno del tempio ed al di fuori, ad opera di maestri monaci che iniziarono ad insegnare al di fuori delle mura come consiglieri militari e grazie all’opera di maestri che codificarono metodi di combattimento sulla struttura Shaolin. Uno dei primi stili Shaolin menzionato dagli storici è il Sho Pa Luohan Shou (le 18 mani dei discepoli di Buddha). Famose furono anche le 32 tecniche del T’ai Tzu chang ch’uan, (la boxe lunga del Grande Antenato), messe a punto dall’imperatore Chao K’uang Yin (X sec.). Alla stessa dinastia apparteneva anche il famoso generale ed eroe cinese Yueh Fei,

YUEH FEI

abilissimo nell’uso della lancia, al quale viene attribuita l’organizzazione nel pa tuan chin, gli “otto pezzi di broccato prezioso”, di esercizi di ginnastica energetica. Al generale Yueh Fei viene aneddoticamente attribuita anche la creazione del celebre stile interno hsing i. Fu attribuita al Tempio di Shaolin la creazione  della Boxe dei Cinque animali,  wu hsin ch'üan, che si ispirava al modo di combattere di 5 animali: il drago, la tigre, il leopardo, il serpente e la gru, i  mitici cinque animali di Shaolin.

 Questo stile, organizzato nel XVI sec. dal monaco Chueh Yuan sulla base di pre-esistenti esperienze, si pensa sia adato perduto nei secoli, oggi taluni esperti ne ravvisano figure ed espressioni negli stili shaolin giunti sino ai giorni nostri. 

Vennero inoltre realizzati stili e forme Shaiolin più morbide,  il rou ch’uan, “pugilato morbido”, e il mien ch'üan, “pugno di cotone”, forse precursori degli stili interni.

 Le Dinastie Song (960 - 1279) e  Yuan (1206 - 1368) permisero ed incentivarono la diffusione e la pratica delle arti marziali presso organizzazioni civili, talune delle quali divennero molto celebrate per l’elevato grado di abilità raggiunto dai praticanti. Talune organizzazioni si specializzarono nell’uso particolare di specifiche armi, sorsero società di spadaccini, di lanceri, di arceri. I resoconti imperiali parlano, inoltre, del consolidarsi di alcune organizzazioni che utilizzavano le arti marziali nell’ambito di pratiche alchemiche o esoteriche, altre con finalità politica, altre ancora utilizzavano l’addestramento marziale a scopo criminale.  Dal 960 alla metà del 1300 il Kung Fu si diffuse enormemente su tutto il territorio Cinese.

Il più raffinato sviluppo e la più alta diffusione del Kung Fu si verificò con la Dinastia Ming (1368-1644). Gli imperatori Ming furono mecenati della cultura, delle arti figurative e letterarie, della musica e delle arti marziali. Avennero pubblicati numerosi e famosi trattati sul Kung Fu. Taluni stili si fusero o andarono ad arricchire altri stili, la lotta cinese, con il suo bagaglio di proiezioni, leve, tecniche di controllo, sembra venne incorporata in molte scuole marziali.

Le condizioni sociali improvvisamente mutate, l’introduzione da parte dei Qing di un regime fiscale estremamente gravoso ed ingiustificato, la povertà rapidamente dilagante, il fatto che i  Manciù avessero preso il potere con l’inganno e che fossero stranieri, portarono al propagarsi di crescenti focolai di insurrezione tra il popolo. Gli ordini religiosi divennero centri di opposizione all’imperatore, soprattutto il Tempio di Shaolin assurse il ruolo di difensore della dinastia Ming usurpata, addestrando e proteggendo i rivoltosi, i monaci parteciparono all’innesco di rivolte ed all’opposizione politica tra lgli intellettuali. I Manciù non si resero conto del malcontento crescente, reagirono in maniera brutale reprimendo nel sangue le insurrezioni popolari. Le arti marziali furono vietate, furono condannati a morte quanti possedevano armi, nel 1736 l’esercito Qing pose sotto assedio il Tempio di Shaolin sino alla distruzione (il Tempio fu più volte distrutto e ricostruito, nel 1911 venne nuovamente distrutto dall’esercito agli ordini del potere politico, nel 1948 Mao Tse Tung ordinò la dispersione dei monaci).I monaci che riuscirono a fuggire dall’ esercito Qing si dispersero gradualmente e progressivamente sul territorio cinese, molyi di esse addestrarono la popolazione civile alla rivolta , tecniche, metodologie di combattimento e di utilizzo delle armi sino a quel momento insegnate ai pochi allievi capaci di superare un difficile percorso iniziatico, diventarono fruibili per molti. Le società di arti mkarziali, proibite dal governo, divennero segrete, talune dichiararono il proprio intento di lavorare per rovesciare il potere usurpatore. Si andarono a creare dei veri e propri clan guerrieri segreti, autofinanziati dalle attività professionali degli aderenti, che praticavano durissimi allenamenti in luoghi segreti e preferibilmente nelle ore notturne. Si diche, ma le prove storiche per il momento non sono ancora ben vagliate e documentate, che i Monaci Shaolin fuggiti dalla distruzione del tempio  riuscirono a riorganizzarsi nella Cina del Sud, nella regione del Fuchien, dando vita al “Tempio Shaolin del Sud”, che fu nuovamente assediato e distrutto dall’esercito imperiale. A sostegno di tale ipotesi è storicamente comprovato che in questo periodo andarono ad essere codificati ed organizzati il  choi li fat, l’hung gar e il mok gar, importanti stili Shaolin del Sud, già praticati ben precedentemente al periodo Qing.

 Durante il periodo storico travagliato della dinastia Qing  emersero altri stili, come il t’ai chi ch'üan ed il pa kua chang,  nel Sud della Cina il pai ho, il pai mei e il win chung con radici antichissime, masino a quel momento insegnati in ambito famigliare o di clan, talora addirittura trasmessi da padrea figlio.

Tra la fine del 1800 ed i primi anni del ‘900 i governanti Qing tentarono di rafforzare un potere politico ed economici sempre più precario (anche in conseguenza dell’isolamento volontariamente mantenuto dall’imperatore e dai burocrati nei confronti delle classi commercianti ed imprenditoriali, permettendo l’ingresso sul suolo Cinese degli eserciti dello potenze coloniali. Divamparono moti insurrezionali da parte di società segrete delle arti marziali (Rivolta dei Boxer), soprattutto impressionarono gli eserciti occidentali i combattenti del gruppo  I Ho Ch'üan (i Pugni di Giustizia e Armonia), praticanti di Kung Fu, molti dei quali esperti di uno stile esoterico di Mei Hua. I resoconti occidentali parlano di combattenti incredibili che a mano nuda o all’arma bianca affrontavano senza timore i fucili e le mitragliatrici. Gli eserciti coloniali non riuscirono a contenere i Boxer, su pressione occidentale fu schierato l’esercito regolare cinese (i Boxer si dispersero, sembra, ma non vi è certezza storica, che scamparono alle persecuzioni imperiali, taluni gruppi si rifugiarono a Taiwan, altri rimasero in Cina e favorirono-relazioni militari durante la guerra fredda- la fuga di intellettuali ed oppositori verso Hong Kong, Taiwan e verso l’Occidente durante la rivolozione culturale.

 Nel 1911, i moti popolari, le esigenze di miglioramento sociale non ulteriormente posticipabili, le nuove visioni politiche si concretizzano nella proclamazione della repubblica Cinese (1911-1948). Le forze democratiche si trovarono  ad operare su un paese enorme, con masse contadine senza accesso ad un regime alimentare minimale ed alla alfabetizzazione, con malattie ed epidemie dilaganti. L’antico regno di mezzo veniva ora definito “il malato dell’Asia”. Fu il Kung Fu uno dei perni per risollevare il Paese. L’arte marziale cinese fu denominata Kuo Shu, Arte nazionale, le sue potenzialità sulla salute psico sociali furono diffuse su tutte le fasce della popolazione. Grandi maestri, ricordiamo tra tutti Yang Chen Fu, erede del Tai Chi Chuan della Famiglia Yang, iniziarono ad insegnare nei parchi, nelle fabbriche, nei circoli e nei dopo-lavoro.

Nel 1927, l’entusiasmo del Governo repubblicano per le arti marziali cinesi porto all’apertura di una grande accademia militare di Kung Fu, la Nanching Kuo Shu Kuan National. Nel mese di agosto, 1936 il Kung Fu Cinese fu portato all’attenzione del pubblico mondiale; una squadra dimostrativa andò a Berlino partecipando e stupendo alle Olimpiadi, nel corso di una grande dimostrazione (fu questo un evento politicamente molto dibattuto, non pochi praticanti di Kung Fu si rifiutarono di far parte della squadra, in netta opposizione con l’idologia nazzista). Nel 1937 la Cina fu invasa dal Giappone, moltissimi maestri e praticanti di alto livello caddero per respingere l’esercito giapponese, numericamente e tecnologicamente superiore. Dopo la vittoria sul Giappone, nel 1945, il Paese, devastato dalla guerra ed altresì indebolito da diseguaglianze sociali e da violenti scontri politici, fu travolto dalla guerra civile (già divampata negli anni precedenti all’invasione giapponese). Dopo la battaglia di Huai Hai nel 1948, con la sconfitta delle truppe repubblicane e nazionaliste, molti maestri di Kung Fu seguirono l’esodo dell’esercito del Generale Chan Kai Shek a Taiwan, insieme a contadini, lavoratori di ogni settore, commercianti, intellettuali contrari al comunismo. A Taiwan fu proclamata la repubblica democratica Cinese. Sul continente la repubblica popolare Cinese di Mao Tsu Tung si oppose con fermezza alle scuole di Kung Fu tradizionale, soprattutto negli anni della “Rivoluzione Culturale”. Molti maestri trovarono rifugio a Taiwan, ad Hong Kong ed in Occidente, negli Stati Uniti soprattutto. Nella Cina di Taiwan fu proseguita la tradizione millenaria del Kung Fu, le arti marziali cinesi vennero inserite nell’addestramento dell’esercito e della polizia, vennero aperte scuole private e statale, fu introdotto l’insegnamento del Kung Fu nelle università. Sempre a Taiwan il Kung Fu tradizionale diviene sport, viene fondata la ICKSF, International Chinese Kuo Shu Federation, che da vita acampionati nazionali ed internazionali, offrendo appoggio ai Maestri  che da Taiwan si sono spostati in Occidente per la diffusione delle arti marziali cinesi. Nella Repubblica Popolare Cinese, la nuova visione dello sport che esce dalla Rivoluzione Culturale ( che culminerà nei molti ori dell’Olimpiade di Pechino) conduce alla codificazione dell’arte marziale cinese moderna , il Wu Shu Moderno.  Nel corso degli anni ’80, ’90, dal 2000 al 2013  la Federazione di Taiwan ha organizzato periodicamente il campionato mondiale di Kung Fu Tradizionale. A partire dagli anni ’90 in Cina Popolare è stato gradualmente ripreso l’insegnamento e lo studio del Kung Fu Tradizionale, mai del tutto scomparso. Dal 1999 il Comitato Olimpico Internazionale ha dato mandato affinchè commissioni, Federazioni, Associazioni sia di Kung Fu Tradizionale Cinese che di Wu Shu Moderno siano introdotte e riconosciute  dal Comitato Internazionale e dai Comitati Nazionali, in previsione di una possibile partecipazione ufficiale della disciplina ai Giochi Olimpici.

Bibliografia

1.   Mario Sabattini, Paolo Santangelo “Storia della Cina. Dalle origini alla fondazione della Repubblica”, 2004 edizione speciale, Gius Laterza.

2.   Ugo Barlozzetti, Sandro Matteoni “Storia delle Armi Bianche”, cap 3 La Cina Antica, Giunti Ed 2012.

3.   Taipei National Museun of History. Textbook, “The History of Kuo Shu” 2011 Taiwan Roc.

4.   Pietro Angelini, Germana Mamone “Il Podio Celeste. Storia dell’educazione fisica e dello sport in Cina”, Stampa alternativa/Nuovi equilibri Ed 2008.